Haiti, sulla maglia per i Mondiali c’è la bandiera della Polonia: ma la Fifa dice no

Anche se la Polonia non si è qualificata per i Mondiali, sarebbe stata comunque presente in campo grazie alle maglie di Haiti. Quello che sembra un errore, visti gli 8610 chilometri che separano l’isola caraibica dalla capitale Varsavia, è in realtà la testimonianza di un’amicizia nata agli inizi del 1800, quando l’allora Saint-Domingue si ribellò al colonialismo francese e allo schiavismo dando il via alla rivoluzione: a cui presero parte 500 soldati polacchi. La nazionale haitiana ricorda questo legame mostrando la bandiera dello stato europeo sulla propria divisa ufficiale. Il problema sono le regole della Fifa, che ha detto no in quanto per il messaggio politico della divisa, contenuto in una illustrazione della Battaglia di Vertières, combattuta e vinta nel 1803 da Haiti contro le forze napoleoniche.

La formazione di Haiti per l'amichevole contro il Perù

La formazione di Haiti per l’amichevole contro il Perù 

I 500 polacchi che aiutarono Haiti

Alla fine del diciottesimo secolo il paese caraibico, Saint-Domingue all’epoca, era una colonia francese. Allo scoppio della rivoluzione in Francia venne promessa l’indipendenza all’isola: ma la libertà non arrivò e la popolazione locale si ribellò. Napoleone inviò un nutrito contingente di uomini, circa 20.000, tra cui anche un manipolo di 500 soldati polacchi, convinti dalla possibilità di essere supportati in futuro nella lotta di indipendenza della Polonia.

Le condizioni di vita estreme riservate loro dall’esercito francese, la condivisione dei medesimi ideali con il popolo haitiano e la consapevolezza delle promesse fallaci dei francesi li convinsero a cambiare schieramento, contribuendo all’indipendenza di Haiti, ottenuta il 1° gennaio 1804. Venne concessa loro la cittadinanza onoraria di Haiti e ancora oggi non è una rarità incontrare cittadini haitiani discendenti da quei 500 polacchi, come si evince dai cognomi. A Varsavia sanno di sicuro per chi tifare in questo Mondiale.

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Guerra, pace, democrazia: a Repubblica delle Idee i dibattiti per capire le crisi dei nostri tempi

La democrazia sotto l’attacco di guerre e autocrazie. Sono i temi della nostra più stringente attualità, al centro di incontri e dibattiti, che dal palco di Bologna chiamano in causa direttamente i lettori. E li coinvolgono da venerdì 12 giugno in un racconto appassionante, capace di fornire gli strumenti per decifrare la realtà. Da una parte allora ecco le grandi guerre seguite sul campo dagli inviati del nostro giornale, a cui si sono affiancate in questi mesi le infuocate cronache da Gaza della giornalista palestinese Ruwaida Amer, che ha raccontato dalla Striscia il conflitto ai lettori di Repubblica, tra i testimoni più attesi a Bologna. Dall’altra, i temi urgentissimi della democrazia e della sicurezza che ci riguardano da vicino. A parlarne dal palco dell’Arena del Sole saranno le firme del nostro giornale, dai vicedirettori di Repubblica Stefano Cappellini e Carlo Bonini agli inviati Fabio Tonacci, Giuliano Foschini e Francesca Caferri, a un giornalista di lungo corso come Lirio Abbate.

Con Cappellini, in colloquio con Miguel Gotor, sarà proprio l’indebolimento della democrazia, attaccata dagli estremi che convergono, a essere messo sotto i riflettori. A partire dal saggio dello stesso Cappellini, Rossobruni, in libreria per Utet, dove il vicedirettore di Repubblica, che da anni indaga quella zona di confine e di convergenza tra estremi politici, ricostruisce un fenomeno, il cosiddetto rossobrunismo, tutt’altro che di nicchia. Al contrario, tra le strade più praticate oggi da parte di chi mira a minare le fondamenta della democrazia in Occidente.

E, ancora, di sicurezza si parlerà con Carlo Bonini e Franco Gabrielli, moderati da Conchita Sannino, che insieme hanno firmato il saggio per Feltrinelli Contro la paura. Un pamphlet che smonta la propaganda populista applicata a temi come l’immigrazione e le carceri. Tra le battaglie che Repubblica ha combattuto con forza negli anni c’è poi quella che riguarda la verità sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016, su cui torna Giuliano Foschini che con le sue inchieste ha seguito e documentato la tragica vicenda. E politica e criminalità è il tema del monologo che terrà Lirio Abbate.

Con Fabio Tonacci entreremo invece nel cuore di una delle più grandi guerre dimenticate dei nostri tempi. La guerra del Sudan, entrata nel suo quarto anno: un conflitto che è tra i più devastanti degli ultimi anni, con 15 milioni di sfollati, 30 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria e un numero di morti impossibile da quantificare. Ripercorrendo il reportage che ha scritto per Repubblica, Tonacci porta a Bologna voci, ricordi, testimonianze e filmati.

Di guerra in guerra infine a raccontare Gaza sarà proprio la viva voce di Ruwaida Amer, intervistata da Francesca Caferri.

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Treni, sospeso lo sciopero di giovedì 11 giugno. Stop dopo l’incontro al ministero

MILANO – Respiro di sollievo per i viaggiatori. I sindacati confederali hanno sospeso lo sciopero di 8 ore dell’11 giugno nelle ferrovie, legato alle gare dei servizi Intercity. E’ quanto emerge dopo il tavolo al Mit. Presenti al tavolo, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi, le sigle Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl trasporti, Orsa trasporti e Fast.

Le gare per gli Intercity

Rispondendo la scorsa settimana proprio sul tema delle sciopero dell’11 giugno, Rixi aveva parlato di una protesta “surreale”, poiché Mit e sindacati vogliono la stessa cosa. “Noi siamo assolutamente d’accordo con il lotto unico. Il problema è che abbiamo ereditato un piano non nostro dove c’era una previsione di più lotti. Stiamo rimodulandolo per avere il lotto unico, condividiamo il fatto che sia più conveniente per il nostro paese”, quindi “lo sciopero è un po’ surreale, condividendo il governo le richieste dei sindacati, rischiamo di scioperare contro noi stessi”. Insomma “stiamo chiedendo la stessa cosa che vogliono i sindacati”.

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Bordighera,“foto e video di Beatrice non sono stati trovati sul cellulare di Iannuzzi, ma di Aiello”

«Se il nostro cliente verrà giudicato responsabile dovrà pagare, questo è certo. Ma al momento è un fatto che le foto di Beatrice e i video finiti agli atti, non siano stati trovati sui telefoni sequestrati soltanto lo scorso 30 maggio a Emanuel Iannuzzi, ma sui cellulari della madre Emanuela Aiello, acquisiti a febbraio».

L’avvocata Maria Gioffré, che insieme al collega Cristian Urbini difende il 42enne accusato di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina di due anni, spiega di «voler solo chiarire che quella ormai nota come la “galleria degli orrori” non è riconducibile ai telefoni di Iannuzzi, nonostante sia stato così riferito subito dopo l’arresto», con riferimento in particolare alla conferenza stampa convocata dal procuratore capo di Imperia Alberto Lari.

Negli atti dell’indagine, a partire dalla richiesta di ordinanza di misura cautelare poi accolta dal gip, è specificato che i cellulari sequestrati sono due. Per quanto riguarda il primo, «l’utilizzatore principale del telefono cellulare è Aiello Emanuela ma, di fatto, in alcune circostanze era in uso» alla sorella maggiore di Beatrice. L’altro «era utilizzato principalmente dalla stessa minorenne «ma anche da Aiello Emanuela».

La stessa pm Veronica Meglio scrive che «particolarmente rilevanti sono le fotografie che la sorella maggiore ha scattato alla sorella Beatrice che venivano poi trasmesse alla madre, dalla cui visione emerge che Aiello Beatrice ininterrottamente tra il 31 dicembre 2025 e il 3 febbraio 2026 riportava gravi ecchimosi sul volto».

Da qui l’agghiacciante conclusione: «Ciononostante, né la madre, né gli altri familiari e, in particolare, i nonni materni facevano nulla per sottoporla ai dovuti e necessari soccorsi».

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