Castaldo “Ascoltate con me i migliori 50 anni di musica”

Cinquant’anni di Repubblica in musica. Una storia lunga, emozionante, in continuo divenire. Una scia di parole e pensieri che hanno accompagnato, raccontato i cambiamenti osservati e vissuti da intere generazioni. Alcuni protagonisti hanno avuto il compito di traghettarci in questo universo sempre più labirintico. Insieme al compianto Ernesto Assante, Gino Castaldo è il Caronte di questa navigazione, ancora in atto.

Cosa è cambiato in tutto questo tempo nelle cronache musicali, nel modo di raccontare quello che vediamo?

«È cambiato il mondo, quindi è cambiato il rapporto con la musica. Quando abbiamo iniziato c’era un senso di avventura che si percepiva nell’aria e che abbiamo cercato di registrare. Prima, il nostro lavoro era fondamentale perché il racconto degli eventi era affidata ai giornali. Poi siamo diventati una voce in una polifonia complessa. Oggi dobbiamo competere a una velocità che ci precede come quella che caratterizza i social. Rispetto a quegli anni, mancano i tempi di riflessione».

Il momento più esaltante?

«Abbiamo avuto la fortuna di raccontare in diretta il grande momento dei cantautori, a partire dalla nascita del giornale, nel 1976: penso a Dalla, Vasco, Battiato e tutti gli altri protagonisti di quella stagione».

Che rapporto aveva Eugenio Scalfari con le pagine musicali?

«Non voleva sapere molto, delegava tutto dicendo: “Mi sono fermato ai Beatles, mi fido di voi”. Ci fu un momento bello, quando presentammo il progetto del settimanale Musica!. Toccò a me l’onere di illustrarglielo, ero in soggezione: lui non ha mai interrotto, una sfinge, io continuavo, sempre più teso. L’idea di spiegare un settimanale a Scalfari mi sembrava un paradosso… Quando conclusi, dopo una pausa teatrale disse: “Bene, so che non capisco cosa ci sarà dentro al giornale ma so che è giusto farlo”. Capiva che l’esigenza in quel momento era quella di avvicinarsi al pubblico giovane. Furono minuti interminabili, con lui immobile a ascoltare».

Quella con Viola Ardone sul palco di RepIdee sarà una collaborazione inedita: due linguaggi a confronto, un giornalista musicale e una scrittrice, per raccontare un’epopea.

«Sono felice che abbia accettato di condividere questa avventura. Metterà la sua capacità letteraria al servizio di questo grande racconto che toccherà momenti fondamentali della storia recente: la caduta del muro di Berlino, il Live Aid, anche la strage di Ustica: ricordo che l’aereo scomparve mentre eravamo a metà del concerto di Bob Marley a Milano. Una casualità incredibile, visto il messaggio portato nel mondo da Marley».

Ci sono canzoni oggi che riescono a spiegare il mondo che stiamo vivendo?

«Non si fanno più le canzoni in grado di spiegare. Quelle degli anni ’80 erano rappresentative, Dalla o Battiato raccontavano il sentimento del tempo. Questa capacità si è via via persa».

Cosa vorrebbe che uscisse da questo incontro a RepIdee?

«Mi piacerebbe che venisse fuori la potenza della musica, sarebbe bello riconquistare uno spazio che si è un po’ frammentato».

Quanto manca Assante in queste occasioni?

«Non riesco ancora a parlarne. È un buco nero che non si riempie».

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