Gates risponde su Epstein: “Non dovevo incontrarlo”

Bill Gates ha dichiarato al Congresso americano di essersi pentito di aver frequentato Jeffrey Epstein. E ha rivelato che il finanziere pedofilo, morto in carcere nel 2019, aveva scoperto le sue relazioni extraconiugali e cercato di ricattarlo.

“Queste relazioni non hanno nulla a che fare con i miei rapporti con Epstein, ma hanno ferito la mia famiglia”, ha rivelato Gates nel discorso scritto letto davanti alla commissione di Vigilanza della Camera che sta indagando sul caso Epstein.

“Stava cercando di usare informazioni sulle mie infedeltà, oltre a molte menzogne che ha costruito sopra, per spingermi a riallacciare i rapporti con lui”, ha detto. “Incontrare Epstein è stato un grave errore di giudizio e ha messo a rischio questo lavoro”, ha aggiunto, riferendosi allo scandalo che ha travolto anche la Gates Foundation, l’organizzazione filantropica più grande al mondo. Il miliardario ha provato a smontare il sospetto che fosse a conoscenza del passato del finanziere pedofilo.

La testimonianza del fondatore di Microsoft

“Non ho mai assistito né avuto alcuna indicazione che Epstein fosse coinvolto in attività criminali. Non sono mai stato sulla sua isola, nel suo ranch o nella sua casa in Florida”, ha detto Gates. “Non ho mai commesso abusi sessuali”, ha aggiunto.

La sua testimonianza allunga l’elenco di miliardari e giganti del settore tech che hanno detto di non aver compiuto niente di illegale e che, soprattutto, non sapevano chi fosse davvero Esptein. Gates lo incontrò più volte tra il 2011 e il 2014, quando Epstein era stato già condannato nel 2008, per sollecitazione alla prostituzione di minorenni e aver avuto rapporti sessuali con una ragazza di meno di diciotto anni. Nel luglio 2019 Epstein era stato di nuovo incriminato a livello federale per traffico sessuale di minore. Secondo gli investigatori, il finanziere newyorkese aveva creato tra il 2002 e il 2005 una vasta rete di ragazze, alcune di appena 14 anni, da abusare sessualmente. Epstein era stato trovato morto in cella, ad agosto, poche settimane dopo aver detto all’Fbi di essere pronto a fare i nomi dei frequentatori del suo harem. Ufficialmente, la morte è stata catalogata come suicidio. Nei documenti pubblicati dal dipartimento di Giustizia, il nome di Gates compare in più di un migliaio di email, citato direttamente o attraverso la sua fondazione, il cui destino è legato alle conclusioni di questa indagine: a rischio sono donazioni per miliardi di dollari. Le prime notizie, nel 2019, sull’amicizia tra Gates ed Epstein spinsero la moglie, Melinda French Gates, a chiedere il divorzio.

La commissione del Congresso ha già interrogato Bill e Hillary Clinton, e di recente il segretario al Commercio Howard Lutnick. Tutti hanno preso le distanze da Epstein. Il miliardario Leon Black e la super consulente dimissionaria di Goldman Sachs, Kathryn Ruemmler, compariranno in audizione nelle prossime settimane.

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Haiti, sulla maglia per i Mondiali c’è la bandiera della Polonia: ma la Fifa dice no

Anche se la Polonia non si è qualificata per i Mondiali, sarebbe stata comunque presente in campo grazie alle maglie di Haiti. Quello che sembra un errore, visti gli 8610 chilometri che separano l’isola caraibica dalla capitale Varsavia, è in realtà la testimonianza di un’amicizia nata agli inizi del 1800, quando l’allora Saint-Domingue si ribellò al colonialismo francese e allo schiavismo dando il via alla rivoluzione: a cui presero parte 500 soldati polacchi. La nazionale haitiana ricorda questo legame mostrando la bandiera dello stato europeo sulla propria divisa ufficiale. Il problema sono le regole della Fifa, che ha detto no in quanto per il messaggio politico della divisa, contenuto in una illustrazione della Battaglia di Vertières, combattuta e vinta nel 1803 da Haiti contro le forze napoleoniche.

La formazione di Haiti per l'amichevole contro il Perù

La formazione di Haiti per l’amichevole contro il Perù 

I 500 polacchi che aiutarono Haiti

Alla fine del diciottesimo secolo il paese caraibico, Saint-Domingue all’epoca, era una colonia francese. Allo scoppio della rivoluzione in Francia venne promessa l’indipendenza all’isola: ma la libertà non arrivò e la popolazione locale si ribellò. Napoleone inviò un nutrito contingente di uomini, circa 20.000, tra cui anche un manipolo di 500 soldati polacchi, convinti dalla possibilità di essere supportati in futuro nella lotta di indipendenza della Polonia.

Le condizioni di vita estreme riservate loro dall’esercito francese, la condivisione dei medesimi ideali con il popolo haitiano e la consapevolezza delle promesse fallaci dei francesi li convinsero a cambiare schieramento, contribuendo all’indipendenza di Haiti, ottenuta il 1° gennaio 1804. Venne concessa loro la cittadinanza onoraria di Haiti e ancora oggi non è una rarità incontrare cittadini haitiani discendenti da quei 500 polacchi, come si evince dai cognomi. A Varsavia sanno di sicuro per chi tifare in questo Mondiale.

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