Le grandi firme sul nostro palcoscenico: Augias, De Gregorio, Giannini, Mauro
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MILANO – A Torino ha segnato il gol più importante della sua vita, almeno finora. Stop e destro al volo. Così, a 19 anni, ha mostrato a tutta Italia la ragione per cui Ruben Amorim ha detto “I love Cisse”, nella conferenza stampa di presentazione della trasferta contro i granata. Il Milan ha battuto la squadra di Ignazio Abate all’esordio e il volto della vittoria è il suo: Alphadjo, per gli amici Alpha.
E adesso quel posto dovranno provare a portarglielo via il nuovo arrivato Diego Moreira, il senatore Pulisic, e anche Leao, se alla fine resterà a Milanello.
Il primo a innamorarsi di Cisse è stato il suo allenatore. “Adoro Cisse. Spero non mi senta, magari si monta la testa”, aveva scherzato Amorim. Pericolo, almeno per ora, scongiurato: dopo il gol al Torino, il diciannovenne è tornato in panchina e si è seduto con la serenità di chi ha appena finito un allenamento. E pensare che in ritiro era arrivato soprattutto per farsi conoscere. Partita dopo partita ha conquistato Amorim, con il gol in amichevole al Manchester United a fare da acceleratore.
A Torino, Cisse aveva cominciato la partita senza slanci. Poi, nella ripresa, è bastato un pallone di Rabiot per liberare il suo talento: controllo e destro al volo. Un gesto quasi istintivo per un ragazzo che, raccontano i suoi vecchi allenatori, del pallone ha un bisogno quasi fisico. Aveva già sfiorato il gol di testa e creato un pericolo con un cross deviato dal braccio di Vlasic. Alla fine anche il Torino ha capito perché Amorim stravede per lui.
Eppure Cisse al Milan poteva non arrivarci nemmeno. A febbraio il Psv aveva praticamente chiuso l’operazione per portarlo a Eindhoven e aveva perfino organizzato il viaggio in Olanda per le visite mediche. Poi il blitz rossonero: Furlani e Moncada hanno accelerato e in 24 ore il Milan lo ha preso per 8 milioni più 2 di bonus. “Dovevo andare al Psv, era praticamente fatta. Poi però è arrivato il Milan, non ho avuto dubbi”, ha raccontato Cisse in un’intervista a Repubblica.
Nella storia c’è anche Alberto Aquilani, che al Milan da giocatore non lasciò esattamente un segno indelebile: 23 presenze e un gol. Anni dopo, però, gli ha fatto un bel regalo. Al Catanzaro ha allenato Cisse e lo ha accompagnato verso il grande calcio: 22 partite, 5 gol e un assist prima dell’infortunio all’adduttore. Aquilani ha restituito ai rossoneri un giocatore già pronto per la Serie A.
“Il mio nome si pronuncia Cisse, senza accento”, ha chiarito il ragazzo dopo la partita contro i granata. È italianissimo, nato a Treviso il 22 ottobre 2006 da genitori guineani. Ha cominciato a giocare praticamente sotto casa, nella Polisportiva Indomita del quartiere San Liberale. Poi è passato al Verona, dove è arrivato prima dei 14 anni e ha scalato tutte le categorie. Il debutto in Serie A è datato 26 maggio 2024, curiosamente contro l’Inter. Nel frattempo è entrato anche nel giro delle nazionali giovanili, fino all’Under 21.
Per capire perché Cisse sembri non sentire la pressione basta ascoltare Paolo Sammarco, che lo ha allenato nella Primavera del Verona: “Alphadjo gioca in Serie A come al campetto con gli amici. Nessuna pressione”. E al primo allenamento gli bastò guardarlo per pensare: “Lui gioca, non so ancora dove ma gioca”. Alla fine il posto glielo trovò da mezzala offensiva e Alpha rispose con 16 gol in un campionato. Oggi parte volentieri da sinistra, calcia di destro e cerca sempre la giocata. E non ha paura di calciare i rigori. Anzi.
Naturalmente sono già partiti i paragoni. C’è perfino chi ha tirato in ballo Lamine Yamal, ma Cisse, nell’intervista a Repubblica, aveva dribblato il confronto: “Io ho il mio percorso, certo c’è l’ambizione di arrivare a quei livelli”. I suoi riferimenti sono altri, comunque altissimi: “Messi. Mi piaceva anche Pogba alla Juve: mi rivedo un po’ in lui in alcuni colpi”. Due modelli non banali.
Quando smette di giocare a calcio davvero, Cisse continua a farlo sullo schermo. A Repubblica raccontava di divertirsi con FC26 alla PlayStation e di avere una squadra preferita decisamente curiosa per un milanista: “Scelgo sempre il Liverpool”. Per il resto, vita da diciannovenne: Netflix, amici e poche letture. “Non leggo, vorrei iniziare. Per ora mi limito a studiare per la patente”, confessava qualche mese fa.
Anche il modo in cui ha festeggiato i 19 anni aiuta a inquadrare il personaggio. La madre si è presa un giorno libero dal lavoro ed è andata a trovarlo a Catanzaro insieme alla sorella. Festa? Non proprio: giornata in famiglia e, la mattina successiva, paste per tutti al campo. Dalla fidanzata Bianca, rimasta a Treviso per finire la scuola, è invece arrivato un regalo più mondano: un viaggio per due a Londra.
Dietro Alpha ci sono soprattutto i sacrifici dei genitori, arrivati dalla Guinea e stabilitisi a Treviso. Papà Saloussy, operaio, finiva di lavorare e correva a casa per accompagnarlo agli allenamenti. Mamma Habibatou, cameriera in hotel, raggiungeva invece il campo con lui in autobus e dopo lunghe camminate. “Hanno fatto tanti sacrifici”, racconta Cisse, che in Guinea è stato una sola volta, a otto anni, per conoscere i luoghi in cui erano cresciuti i genitori.
In famiglia ci sono anche la sorella maggiore Aminata e Karamba, il fratello più piccolo, che gioca a calcio. Ed è soprattutto di lui che Alpha si sente responsabile: “Per me è come un figlio, cerco di insegnargli quello che so”. Alpha da ragazzo ha subito episodi di razzismo e recentemente è capitato anche a Karamba. Il consiglio del fratello maggiore è stato semplice: non permettere alla cattiveria degli altri di condizionarlo.
La Nazionale è un sogno, ma non il più importante. In cima alla lista di Cisse ci sono mamma e papà. “Ripagare i miei genitori per i sacrifici che hanno fatto per noi. Dirgli grazie non è abbastanza”, spiega. E sa già quale sarebbe il regalo perfetto: “Una casa nuova. E spero presto di avere la forza di farli smettere di lavorare”. Per arrivarci serviranno altri gol. Quello al Torino, intanto, è un ottimo inizio.
]]>Gli Stati Uniti hanno iniziato gli attacchi contro diversi target in Iran alle 17.15 di New York, ore 23.15 italiane. “Tali attacchi costituiscono una risposta alla continua e ingiustificata aggressione da parte dell’Iran”, ha detto il Comando centrale Usa. Esplosioni a Bandar Abbas, Qeshm e Hengam, nel mirino radar e sistemi difesa nei pressi di Hormuz.
Trump: “Se Iran non firma accordo li faremo a pezzi”
Il presidente Usa ha lasciato aperta la porta a nuovi attacchi all’Iran. A chi gli chiedeva cosa accadrà se Teheran non firmerà un accordo, Trump ha risposto: “Li bombarderemo fino a farli a pezzi domani”.
Trump: “Israele non coinvolto nei raid”
“Gli israeliani non sono coinvolti nell’attuale ondata di attacchi aerei” contro l’Iran. Lo ha dichiarato il presidente americano Donald Trump a Fox News.
Trump: “Il raid non è ripresa della guerra ma risposta all’elicottero abbattuto”
Gli attacchi condotti stanotte dagli Stati Uniti contro l’Iran sono una risposta all’abbattimento dell’elicottero Apache da parte di un drone iraniano e non la ripresa di una guerra ampia. Questo il messaggio che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inviato all’Iran tramite il Qatar. Lo riporta il Wall Street Journal. Una delegazione del Qatar era a Teheran poco prima del lancio del raid proprio con l’obiettivo di proseguire gli sforzi di mediazione per il raggiungimento di un accordo.
Trump: 49 Tomahawk usati per colpire target in Iran
Gli Stati Uniti hanno usato 49 missili Tomahawks per colpire target all’interno Iran, alcuni dei quali a 65 chilometri da Teheran. Lo ha detto il presidente Donald Trump a Fox. “I jet americani stanno operando nello spazio aereo iraniano”, ha aggiunto Trump.
Trump: “Teheran ha chiesto stop ai bombardamenti, finiranno a breve”
“Gli iraniani mi hanno chiesto di interrompere i bombardamenti” e “i bombardamenti cesseranno a breve”. Sono frasi di Donald Trump riportate da Fox News. “Ho parlato direttamente con ufficiali di Teheran”, aggiunge il presidente americano, che ha spiegato di aver parlato con gli iraniani mentre era nella Situation room.
Guardie rivoluzione: due navi colpite a Hormuz
“Due imbarcazioni che hanno tentato di attraversare illegalmente lo Stretto di Hormuz sono state colpite dopo aver violato le restrizioni di passaggio”. Lo riferisce la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane secondo alcuni media iraniani.
Iran, militari annunciano chiusura totale di Hormuz a tutte le imbarcazioni
Il comando militare congiunto iraniano ha ordinato la chiusura dello Stretto di Hormuz al passaggio di tutte le imbarcazioni, comprese petroliere e navi mercantili. Qualunque nave tenterà il passaggio da Hormuz verrà considerata un bersaglio, ha precisato. Lo riporta l’agenzia di stampa Mehr.
Nyt: mediatori del Qatar lasciano Teheran senza progressi
Una delegazione di mediatori del Qatar ha lasciato Teheran senza aver compiuto progressi nei colloqui per arrivare a un accordo tra Iran e Stati Uniti. Lo scrive il New York Times segnalando che si sono ridotte le chance di una svolta politica. La delegazione del Qatar era giunta in Iran nell’ambito di sforzi di mediazione, ma, secondo quanto riportato, ha lasciato il Paese senza aver raggiunto un accordo.
Guardie rivoluzione: F-16 allontanato con lancio missile
“In seguito all’incursione di un caccia F-16 nemico nello spazio aereo del Golfo Persico e al lancio di un missile da parte di un sistema di difesa aerea delle Guardie Rivoluzionarie nei suoi confronti, il velivolo intruso si è allontanato dalla zona”, lo annunciano i Guardiani della Rivoluzione.
Raid Usa su impianto petrolchimico nel giacimento di gas di South Pars
Gli Stati Uniti hanno attaccato un impianto petrolchimico nel giacimento di gas di South Pars, situato ad Asalouyeh, nel sud dell’Iran. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Tasnim. In precedenza, la televisione di stato iraniana aveva segnalato l’attivazione della difesa aerea intorno all’impianto energetico di Asalouyeh.
Attaccata la città portuale di Bandar Abbas
I media statali iraniani hanno riferito che diverse esplosioni hanno colpito la città portuale meridionale di Bandar Abbas, vicino a un aeroporto e a una base aerea. Bandar Abbas era già stata colpita in precedenti attacchi.
Navi americane attaccate con missili e droni vicino Hormuz
Navi americane sono state attaccate con missili e droni lanciati dall’esercito iraniano nei pressi dello Stretto di Hormuz. Lo riportano i media statali iraniani.
Axios: obiettivi degli attacchi Usa tutti nella parte meridionale del Paese
Tutti gli obiettivi colpiti dagli Usa si trovano nell’Iran meridionale e includono sistemi di difesa aerea, radar e unità di comando e controllo per droni. Lo riporta Axios, citando fonti dell’Amministrazione americana.
Media: scontri navali fra iraniani e statunitensi
Sono in corso “scontri navali” tra forze iraniane e forze statunitensi. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Mehr.
Pentagono: gli attacchi sono un atto di diplomazia coercitiva
Gli attacchi all’Iran sono un atto di “diplomazia coercitiva” che punta a ottenere concessioni dall’Iran. Lo afferma il Pentagono, secondo quanto riporta il Wall Street Journal.
Tv iraniana: tre esplosioni a Sirik e Minab
La televisione di Stato iraniana ha riferito che tre esplosioni sono state udite a Sirik e a Minab, colpite nell’ultima ondata di attacchi statunitensi. Queste località si trovano lungo la costa meridionale dell’Iran, sul Golfo Persico, dove sono presenti avamposti militari e navali. Residenti di Teheran hanno detto di aver sentito le sirene della difesa aerea nella parte occidentale del complesso governativo.
I target Usa vicino lo Stretto di Hormuz: nel mirino radar e sistemi difesa
Tutti i target attaccati dagli Stati Uniti in Iran sono nei pressi dello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno colpito postazioni radar e sistemi di difesa. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti del Pentagono.
Esplosioni a Bandar Abbas, Qeshm e Hengam
I media statali iraniani riferiscono di un’esplosione nella città portuale iraniana di Bandar Abbas.Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’incidente. Altre esplosioni a Qeshm e Hengam causate da “proiettili militari” L’agenzia di stampa iraniana IRNA riporta che le esplosioni udite a Qeshm e Hengam sono state “causate da proiettili…tutti di natura militare”.
Media: esplosioni sentite vicino al porto di Sirik
Esplosioni sono state segnalate vicino al porto di Sirik, vicino a Minab, nella provincia di Hormozgan nel sud dell’Iran. Lo riferisce l’agenzia di stampa Mehr.
Media Iran, difese aeree attive sulla parte ovest di Teheran
Secondo quando riporta l’agenzia iraniana Fars, si sentono rumori di contraerea anche a est di Isfahan, mentre per il Teheran Times le difese sono state attivate anche ad Asaluyeh.
Usa: abbiamo iniziato gli attacchi contro diversi target in Iran
Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno iniziato oggi, alle 17:15 (ora della costa orientale), a condurre ulteriori attacchi per legittima difesa contro molteplici obiettivi in Iran, su disposizione del Comandante in Capo”. Lo annuncia il Centcom in un post su X. “Tali attacchi costituiscono una risposta alla continua e ingiustificata aggressione da parte dell’Iran”, afferma il Comando centrale Usa.
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La democrazia sotto l’attacco di guerre e autocrazie. Sono i temi della nostra più stringente attualità, al centro di incontri e dibattiti, che dal palco di Bologna chiamano in causa direttamente i lettori. E li coinvolgono da venerdì 12 giugno in un racconto appassionante, capace di fornire gli strumenti per decifrare la realtà. Da una parte allora ecco le grandi guerre seguite sul campo dagli inviati del nostro giornale, a cui si sono affiancate in questi mesi le infuocate cronache da Gaza della giornalista palestinese Ruwaida Amer, che ha raccontato dalla Striscia il conflitto ai lettori di Repubblica, tra i testimoni più attesi a Bologna. Dall’altra, i temi urgentissimi della democrazia e della sicurezza che ci riguardano da vicino. A parlarne dal palco dell’Arena del Sole saranno le firme del nostro giornale, dai vicedirettori di Repubblica Stefano Cappellini e Carlo Bonini agli inviati Fabio Tonacci, Giuliano Foschini e Francesca Caferri, a un giornalista di lungo corso come Lirio Abbate.
Con Cappellini, in colloquio con Miguel Gotor, sarà proprio l’indebolimento della democrazia, attaccata dagli estremi che convergono, a essere messo sotto i riflettori. A partire dal saggio dello stesso Cappellini, Rossobruni, in libreria per Utet, dove il vicedirettore di Repubblica, che da anni indaga quella zona di confine e di convergenza tra estremi politici, ricostruisce un fenomeno, il cosiddetto rossobrunismo, tutt’altro che di nicchia. Al contrario, tra le strade più praticate oggi da parte di chi mira a minare le fondamenta della democrazia in Occidente.

E, ancora, di sicurezza si parlerà con Carlo Bonini e Franco Gabrielli, moderati da Conchita Sannino, che insieme hanno firmato il saggio per Feltrinelli Contro la paura. Un pamphlet che smonta la propaganda populista applicata a temi come l’immigrazione e le carceri. Tra le battaglie che Repubblica ha combattuto con forza negli anni c’è poi quella che riguarda la verità sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016, su cui torna Giuliano Foschini che con le sue inchieste ha seguito e documentato la tragica vicenda. E politica e criminalità è il tema del monologo che terrà Lirio Abbate.
Con Fabio Tonacci entreremo invece nel cuore di una delle più grandi guerre dimenticate dei nostri tempi. La guerra del Sudan, entrata nel suo quarto anno: un conflitto che è tra i più devastanti degli ultimi anni, con 15 milioni di sfollati, 30 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria e un numero di morti impossibile da quantificare. Ripercorrendo il reportage che ha scritto per Repubblica, Tonacci porta a Bologna voci, ricordi, testimonianze e filmati.
Di guerra in guerra infine a raccontare Gaza sarà proprio la viva voce di Ruwaida Amer, intervistata da Francesca Caferri.
]]>MILANO – Respiro di sollievo per i viaggiatori. I sindacati confederali hanno sospeso lo sciopero di 8 ore dell’11 giugno nelle ferrovie, legato alle gare dei servizi Intercity. E’ quanto emerge dopo il tavolo al Mit. Presenti al tavolo, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi, le sigle Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl trasporti, Orsa trasporti e Fast.

Rispondendo la scorsa settimana proprio sul tema delle sciopero dell’11 giugno, Rixi aveva parlato di una protesta “surreale”, poiché Mit e sindacati vogliono la stessa cosa. “Noi siamo assolutamente d’accordo con il lotto unico. Il problema è che abbiamo ereditato un piano non nostro dove c’era una previsione di più lotti. Stiamo rimodulandolo per avere il lotto unico, condividiamo il fatto che sia più conveniente per il nostro paese”, quindi “lo sciopero è un po’ surreale, condividendo il governo le richieste dei sindacati, rischiamo di scioperare contro noi stessi”. Insomma “stiamo chiedendo la stessa cosa che vogliono i sindacati”.
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L’inchiesta della procura di Roma ha iscritto tre persone sul registro degli indagati: sono l’avvocato Giacomo Saccomanno, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e Tommaso Miele. All’ex magistrato promessa una poltrona dopo la pensione
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